Turismo culturale e smart city

turismo-culturale-smart-city

Con questo post vi propongo un viaggio nella Smart City meta di turismo culturale, tra problematiche, possibili soluzioni, tendenze, strategie… Soprattutto vi propongo una rivoluzione del pensiero.

Al di là dei luoghi comuni, dei pregiudizi e di un’idea diffusa di cosa sia una Smart City e il ruolo della tecnologia.

L’occasione: “Smart cities. Un concetto multiforme che identifica la città del domani”

Lo spunto mi viene da un invito che ho molto gradito e a cui ho aderito con entusiasmo: sono fresca di partecipazione in qualità di relatrice ad un seminario dal titolo “Smart cities. Un concetto multiforme che identifica la città del domani” organizzato a Trieste nell’ambito di In\Visible Cities – Urban Multimedia Festival. La manifestazione è stata inaugurata ieri e si protrarrà fino al 7 giugno 2015, facendo perno principalmente sulla città di Gorizia, ma con appuntamenti anche in altri luoghi, tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia. “Una riflessione sulle dinamiche che legano spazi, persone ed emozioni attraverso le potenzialità offerte dai linguaggi della multimedialità e dell’interattività”, con l’organizzazione dell’associazione Quarantasettezeroquattro di Gorizia e sponsor principale AcegasApsAmga, società del gruppo Hera. Davvero un peccato dover rientrare già il 3 e non averla potuta seguire tutta. Perché la giornata inaugurale è stata davvero piacevole, in un’atmosfera carica di voglia di fare e passione, voglia di condividere esperienze… ingredienti che accendono l’entusiasmo e l’ottimismo. Un’esperienza interessante anche dal punto di vista umano, per gli incontri fatti. Penso agli organizzatori, agli altri relatori, al pubblico… tutti d’accordo su un approccio umanistico, che assieme alla tecnologia valorizzi le persone, a partire dalla società civile (“spesso più avanti del Pubblico”, come ha sottolineato Denis Grasso, ricercatore presso l’Istituto di economia e politica dell’energia e dell’ambiente dell’Università Bocconi) e che connetta le persone, non solo i computer (così Nadia Busato, smart city manager del comune di Brescia), per una Smart City che sia soprattutto città delle persone (secondo Valeria Montanari, visto anche l’investimento nell’ambito dei processi partecipativi da parte dell’amministrazione comunale che rappresenta, in quanto assessore del comune di Reggio Emilia con delega all’agenda digitale).
Ed ecco, più o meno, di cosa ho parlato durante il mio intervento e, in fondo, anche le slides utilizzate per meglio illustrare il mio (e non solo mio) pensiero sul tema del turismo culturale e della smart city…

 

Il puzzle del turismo

Il turismo è un tema molto vasto e complesso, che può essere guardato da diversi punti di vista, da quello economico a quello culturale a quello sociologico… Va inoltre ad intrecciarsi con molti altri temi e questioni, a loro volta complesse e spesso anche problematiche quali quella della mobilità, quella della conservazione dei beni culturali, quella della collaborazione tra pubblico e privato… Dovrò quindi necessariamente limitare e focalizzare il discorso, mettendo da parte alcune questioni, mentre altre saranno sintetizzate (sperando di non banalizzarle). Però è importante considerare che il contesto in cui ci muoviamo è questo, davvero molto vasto e complesso, variamente intrecciato. Il mio tentativo è quello di far passare qualche concetto che ritengo importante, basilare. Pochi ma buoni, insomma.

 

Turismo, smart city e 3 concetti base

Primo concetto base: nel turismo non si può fare da soli, chi fa da solo non fa certo per tre… Una destinazione turistica è un sistema composto da più attori in relazione tra loro. Il sistema è una catena, basta un anello debole e non funziona più niente. Gli attori sono sicuramente il territorio, la P.A., gli operatori turistici in senso stretto (agenzie di viaggio, strutture ricettive), tutte quelle attività che vengono a contatto con il turista e stanno a cavallo tra l’offrire un servizio ai residenti e l’offrirlo ai turisti (pensiamo ai ristoranti)… ma non dimentichiamoci, come invece spesso si tende a fare, dei residenti e del mercato/della domanda, dei turisti stessi insomma. Ho approfondito questo concetto in un post di qualche tempo fa: La destinazione turistica e i suoi attori: un esercizio di consapevolezza

Secondo concetto base: La destinazione turistica è un luogo obiettivo di viaggio, un luogo di cui il mercato ha consapevolezza e che il mercato richiede. Questo può succedere se la destinazione, al di là delle risorse di cui dispone, di quanto sia potenzialmente attrattiva, è stata davvero in grado di comunicare i servizi che offre, è diventata un vero e proprio prodotto sul mercato, interessante per quel mercato. Il segreto del turismo, come di ogni attività economica, sta nell’incontro tra domanda e offerta e bisogna partire dalla domanda. È il turista che “fa” la destinazione . Partire dalla domanda significa studiarla, conoscerla, sapere cosa pensa di noi, cosa cerca…  Per approfondire, ecco un altro post di qualche tempo fa: Destinazione turistica: sapete davvero cos’è?

turista-fai-da-techTerzo concetto base: chi è il nostro visitatore, il turista di oggi a cui ci rivolgiamo? È un turista “fai da te”, come si sente dire spesso? Penso lo sia, in un certo senso, ma con l’aiuto della tecnologia che fa da intermediaria nel mettergli a disposizione quei servizi che una volta comprava in agenzia. Un turista “fai da tech”, insomma.

Esistono molte ricerche con dati che ci raccontano questo cambiamento in ogni fase del viaggio. Eccone alcuni, scegliendo tra i più recenti che ho trovato (2014, mercato americano)… se ne trovano molti altri più o meno simili, che ci raccontano chi sia il viaggiatore contemporaneo. Naturalmente non sono dati sufficienti ad elaborare una strategia, andrebbero incrociati con molti altri, però ci danno l’idea di come le cose stiano cambiando. Tenete anche presente che sono dati in crescita.

Il turista oggi usa internet in ogni fase del viaggio: prima, durante e dopo!

Fa ricerche online per…

  • cercare ispirazione: leisure 65%-business 69%
  • pianificare: leisure 74%-business 77%

Fonti ispirazione:

  • 56%: familiari, amici, colleghi offline
  • 56%: Internet
  • 39%: TV
  • 32%: familiari, amici, colleghi online

Multi-screen:

  • 94% usa un computer/tablet
  • 67% usa uno smartphone

…anche per consultare gli stessi siti

(Dati Google, The 2014 Traveler’s Road decision)

Chi è quindi il turista contemporaneo? 2 sono le parole chiave da tenere ben presente: digital e social. Sicuramente sceglie un viaggio sempre meno condizionato dalla pubblicità tradizionale, si organizza con servizi che trova e compra sul web, facendolo spesso da mobile, sul luogo e sul momento. Un turista è un visitatore dinamico, abituato all’uso della tecnologia, a servizi veloci, a partecipare. E che, come fa nel suo quotidiano, è social: condivide la propria esperienza ed alimenta il passaparola.

Tutto chiaro? Allora… Andiamo avanti!

 

Partiamo: prima del viaggio

Vi propongo ora di partire per un viaggio che faremo nei panni del turista. Ad ogni tappa ci fermeremo per tornare in quelli della città e scopriremo molte cose interessanti da tenere presenti quando si voglia elaborare una strategia turistica.

Ogni volta che si presenta l’occasione di fare un viaggio, che si tratti del ponte del 2 giugno o del ferragosto, la prima domanda che ci facciamo è questa: “dove andiamo?”. Non è più da tempo “stessa spiaggia stesso mare”: oggi ci piace cambiare.

Nella fase precedente la partenza il turista sceglie la sua meta, cominciando a fantasticare il viaggio. Come sceglie la sua meta?

L’ispirazione online nasce:

  • per l’83% tramite social network, video, foto
  • per il 61% tramite i motori di ricerca
  • per il 42% tramite recensioni di viaggio

Social network, foto e video… cosa vi viene in mente? A me Instagram, l’applicazione fotografica per eccellenza che molti di noi hanno attiva sul proprio smartphone, usata soprattutto dai giovani fino ai 34 anni e in crescita. È particolarmente adatta a raccontare territori con il linguaggio universale delle immagini e un breve testo, dove funzionano anche gli hashtag. Le immagini possono essere geolocalizzate, fattore di notevole importanza per il turismo… e ne riparleremo.

Sappiate che con Instagram nascono community locali di appassionati di questa applicazione, che fanno riferimento alla community italiana Instagramers Italia, la quale a sua volta fa parte di una community mondiale fondata nel 2011. Queste comunità organizzano attività fotografiche di gruppo (instameet e instawalk), incontrandosi quindi anche  off line. Sono collaborative e molto spesso condividono la loro passione raccontando il proprio territorio. Pensate a quale mole di immagini si produce…

Nel 2013 nasce poi il progetto delle Invasioni digitali. Si tratta di un progetto di diffusione della cultura italiana a cui partecipano da sempre le community di Instagramers. L’iniziativa, dal basso, prevede di “invadere”, insieme e in modo programmato, i luoghi di cultura, con smartphone, tablet, videocamere, fotocamere… non solo utilizzando Instagram. E poi di condividere le immagini sui vari social media.

L’edizione del 2015 ha raccolto centinaia di eventi e in 10 giorni ha prodotto oltre 22.000 contenuti nella rete, con un picco di oltre 4.000 contenuti nel giorno di chiusura della manifestazione.

Ecco, dal manifesto del progetto, qual è la filosofia che muove l’iniziativa:

Crediamo che il riuso dei dati e delle immagini dell’arte attraverso le piattaforme che mettono in connessione fra loro visitatori, esperti, studiosi, appassionati, possa attivare la produzione di contenuti personali UGC (User Generated Content), a beneficio di processi co-creativi di valore culturale ed economico per tutti.

Cosa può fare la città? Può allearsi con i visitatori e favorire il processo di scatto e condivisione di fotografie. Enti pubblici e privati possono aderire, sostenendo e agevolando queste iniziative, ad esempio segnalando i luoghi da invadere, aprendoli, organizzando visite guidate… Di sicuro conviene autorizzare lo scatto ed essere presenti sui social, partecipare alle conversazioni che si generano e alla condivisione dei contenuti.

Altro esempio, di nuovo dal basso. Multicanale, molto partecipato… è Trieste racconta Trieste, per una Trieste raccontata dai suoi stessi abitanti. È interessante vedere come siano cittadini, emigrati e residenti a contribuire alla pagina e come ciò piaccia, almeno guardando al grado di coinvolgimento dei fans per la pagina Facebook… viene lasciata molta libertà, con una regia che cede in parte il controllo, non modera… e questo la rende molto credibile, molto vera.

Esiste sulla città anche un’altra pagina Facebook, che è Discover Trieste, account di Trieste città digitale con la collaborazione di Promotrieste, Convention & Visitors Bureau. Il progetto di Trieste città digitale è un progetto molto vasto, appena partito con un sito web e vari account sui social. Su Facebook mi pare si lavori bene, anche qui con molto riscontro a livello di coinvolgimento, guardando le statistiche. In questo caso ci si rivolge ai turisti con intenti promozionali.

Direi che sono due esperienze diverse, con alcuni punti in comune, ma anche notevoli differenze… credo comunque possa essere interessante farci una riflessione, farsi delle domande… ad esempio voi quale pagina seguireste più volentieri? Potrebbero collaborare? Chiederselo può essere un esercizio utile.

twitorinoVediamo ancora qualche iniziativa da parte di Pubbliche Amministrazioni. Il comune di Torino con il suo account twitter @Twitorino non solo diffonde informazioni di servizio ai torinesi, ma porta avanti il racconto della città attraverso le immagini di chi la vive, di chi la abita, di chi la ama. Tutti, torinesi e non, possono infatti inviare i propri scatti di Torino con un semplice tweet: basta menzionare @twitorino e includere l’hashtag #fotografaTO per fare parte di questo racconto condiviso, in pieno stile social.

A Ferrara dallo scorso aprile in collaborazione con la community Instagramers Ferrara, l’account Instagram viene gestito ogni settimana da un residente diverso. Quindi in questo caso la P.A. cede il controllo ai residenti. Interessante, vero? Vedremo come va…

Online si cercano anche consigli, recensioni, esperienze altrui. Ad esempio si fa una domanda agli amici su Facebook, oppure si chiede o si controlla su forum presenti su siti di recensione viaggi come Tripadvisor… Perché si cercano informazioni obiettive, imparziali o consigli di amici, non pubblicità. Nonostante le polemiche che ogni tanto escono – anche fondate, mi pare – la gente ci guarda, vuole sapere “cosa ne pensa chi c’è già stato”. E così si fa un’opinione.

Succedeva anche una volta, offline, ma ora il web e in particolare quello che chiamiamo il web 2.0 ha amplificato tutto. Su Tripadvisor poi sono recensite anche le attrazioni turistiche, i ristoranti… ci sono forum con consigli di viaggio… insomma, c’è un po’ di tutto quel che serve al turista, ciò che lo aiuta a orientarsi, soprattutto quello che il turista cerca.

Ma chi sono i consiglieri che stanno dall’altra parte? Residenti e viaggiatori esperti, che magari diventano anche travel blogger e vengono coinvolti dalle destinazioni in visite sul territorio, come una volta si faceva solo con i giornalisti. E allora si parla di blog tour e non più solo di press tour. Si pensi al progetto Blogville di APT Emilia Romagna.

La città smart cosa può fare? Prima di tutto ascoltare (sempre una buona regola, prima di parlare) e poi provare a inserirsi in queste conversazioni… E non si tratta solo di Tripadvisor. Si tratta per la verità di fare un’attività di ascolto delle conversazioni che viene chiamata Social Media Listening.

Preciso che non è niente di nuovo basare le proprie strategie su statistiche e raccolta dati. Ma  ora è necessario anche guardare cosa gli utenti cercano sul web, come avviene il processo di scelta e acquisto sia offline sia online, e, vista l’importanza del passaparola, anche di cosa parlano sui social media… Considerate che, rispetto alla somministrazione di questionari, l’ascolto delle conversazioni in rete ha il vantaggio di andare a vedere conversazioni spontanee. Di social media listening per il turismo ho parlato in questo post: Social Media Listening: alla base di una strategia digitale vincente.

L’ascolto e il monitoraggio delle conversazioni spontanee online può essere fatto a livello di singolo museo, hotel, città… Ad esempio Bologna ha commissionato tra 2012 e 2013 un’analisi “reputazionale” della sua presenza sul web, che ha preso in esame post e commenti su forum, blog, social network o in documenti in formato elettronico (Ms Word, Ms Excel, txt, ecc). Sono stati analizzati circa 20.000 commenti, in inglese e in italiano, e sono state fatte scoperte sorprendenti, almeno a giudicare da quello che ricordo delle espressioni sul volto di alcuni alcuni operatori turistici, magari non proprio i più esperti, stupiti ad esempio che Bologna venisse ricordata dagli stranieri per il gelato e non per altro (a voi, pensando a Bologna, cosa viene in mente?).

Tornando al nostro turista e al nostro viaggio, a volte il consiglio lo chiediamo a Google o, meglio, alla rete. Cioè facciamo una ricerca online con stringhe del tipo “dove andare in vacanza ad agosto”. Interessante, vero? Provate, utilizzate gli strumenti gratuiti offerti da Google Adwords e verificatelo personalmente…  A fronte di questo bisogno espresso dal turista potenziale, una città smart cosa può fare? Farsi trovare sul web. Farsi trovare sul web, ad esempio attraverso i motori di ricerca, non significa semplicemente “farsi il sito”. Significa farlo in modo che risponda all’esigenze del turista e che venga trovato quando un turista fa la sua ricerca. Significa lavorare in ottica SEO, di posizionamento sui motori di ricerca, ma non solo: significa anche che il sito web dev’essere navigabile, fruibile (anche da mobile!) e lavorare a livello di content marketing.

Anche nella fase successiva a quella dell’ispirazione, quindi quella della pianificazione, di nuovo faccio ricerche online. Al di là delle OTA, le ricerche ci dicono che c’è spazio per la competizione sui motori di ricerca, per far trovare la nostra città o struttura dal turista “fai da tech”

 

In viaggio

Se abbiamo scelto la nostra meta e cominciato a pianificare, magari prenotando almeno un pernottamento, siamo pronti per partire e qui cominciano spesso i dolori… Andrebbe a questo punto approfondita la questione della mobilità, ma lo farò magari in altra occasione. Qui mi limito a segnalare l’applicazione Waze che ci dice un po’ di come funzionano le cose, a livello di applicazioni utili, ben fatte, molto apprezzate e costruite dagli utenti stessi con continui aggiornamenti… Interessante che Los Angeles abbia deciso di collaborare con Waze convivendo le proprie banche dati sulla circolazione stradale con informazioni su cantieri, ingorghi, deviazioni temporanee, ecc.

Man mano che ci avviciniamo alla nostra meta, diventa sempre più importante sapere dove ci troviamo e dove si trovano i punti di interesse. Tanto che la mappa è, nella mia esperienza e in quella di molti colleghi, l’oggetto più richiesto negli uffici turistici e non va sottovalutata l’importanza di geolocalizzarsi sulle mappe digitali, di nuovo il farsi trovare… Però in viaggio il digitale presenta ancora qualche problema: la ricarica del nostro smartphone, la presenza o meno di rete, il wi-fi. Basta guardare le recensioni degli hotel per leggere lamentele al riguardo e le statistiche ci dicono anche che il wi-fi è tra i servizi più apprezzati negli hotel (al primo posto per il viaggio business, al secondo per il leisure, dopo la colazione…). Tutti noi poi abbiamo vissuto il dramma della ricerca di una presa della corrente, no? Ebbene alcune città si muovono anche per venire incontro a queste esigenze. A Londra ad esempio qualcuno ha rasformato le vecchie cabine del telefono in postazioni per la ricarica, funzionati a pannelli solari.

TOTO4AllLe ricerche ci dicono ancora che, una volta sul luogo, il 40% dei turisti usa un’app per trovare informazioni. Ce n’è una per ogni necessità…  Da Sitorsquat (per i  bagni pubblici, anche questa costruita con la partecipazione degli utenti) a ToTo4All  per il turismo accessibile: gratuita e fruibile anche da persone con difficoltà motorie, visive e uditive (segmento da tenere d’occhio, pensando anche al turismo over 65 di chi ha disponibilità di tempo e di risorse economiche, ma magari qualche acciacco). È stata rilasciata dal comune di Torino e propone percorsi in autonomia, con l’obiettivo di promuovere l’accessibilità del centro storico.

Le app che piacciono che caratteristiche hanno? Direi che:

  • non sono una copia dei siti
  • hanno mappe e informazioni complete e disponibili offline
  • sono disponibili in più lingue
  • data la posizionale attuale, indicano le attrazioni più vicine
  • permettono la personalizzazione (per segmenti, interessi, spesa…)
  • propongono itinerari alternativi
  • offrono possibilità di acquisto (pensiamo a quanto è in crescita l’e-commerce, in particolare da mobile e a quante volte da turisti non riusciamo a portarci a casa il prodotto tipico, perché magari ci siamo ridotti all’ultimo giorno e il negozio è chiuso…)

Segnalo anche che è in arrivo… Facebook Place Tips: geolocalizzandosi sul dispositivo mobile, segnalerà i punti d’interesse presenti, generando il suggerimento sulla base delle informazioni personali e degli amici. Quindi Facebook sta sperimentando (negli Stati Uniti) qualcosa che mette insieme due esigenze: ricevere segnalazioni sui punti di interesse ed essere consigliati dagli amici…

Altro strumento utile sono le card turistiche. Le più complete integrano: luoghi della cultura, trasporti pubblici, strutture turistiche, shopping, includendo ingressi e sconti… e le più innovative si comprano online, sono virtuali e funzionano come app! E un domani? L’evoluzione va verso app che permettano anche il pagamento dei servizi.

 

Un grande classico del turismo culturale, il museo… (sì, ma smart)

Al museo il visitatore chiede di saltare la fila, fare un’esperienza personalizzata, interagire, partecipare, portarsi a casa qualcosa. La tecnologia è oggi lo strumento che può rispondere alle richieste…  Sono tantissime le tecnologie per i beni culturali: realtà aumentata, tecnologia indossabile (glasses…), stampa 3D, ologrammi, allestimenti multimediali, digitalizzazione dei contenuti, ricostruzioni virtuali e tridimensionali… magari anche voi ne avrete fatto esperienza.

Mi limito ad un paio di esempi interessanti per innovazione, creatività e filosofia partecipativa.

Oggi la tecnologia Beacon (piccoli trasmettitori mobili che comunicano via Bluetooth con smartphone/tablet) rende possibile una navigazione indoor molto precisa. Può essere utilizzata in spazi chiusi come quelli museali, ma anche nei centri storici dove i punti di interesse sono molto ravvicinati. Il visitatore, avvicinandosi ai punti d’interesse – senza tap sullo screen – ha automaticamente accesso a una serie di informazioni aggiuntive e multimediali (immagini, audio, testi, video). Il museo da parte sua ottiene statistiche di utilizzo quantitative e qualitative. Presto si vedrà qualcosa di simile anche a Trieste, così mi hanno raccontato… l’app si chiamerà Around Trieste e sfrutterà proprio questo tipo di tecnologia.

Intanto al Muse di Trento è stata presentata nel 2014 EXplora Muse: sostituisce le audio guide, permettendo al visitatore di vivere un’esperienza coinvolgente e personalizzata in una struttura che già presentava molte installazioni interattive. Interessante che l’applicazione, ora disponibile su ipad mini che vengono noleggiati a chi ne fa richiesta, sia stata testata dai cittadini grazie al supporto del laboratorio territoriale di Trento RISE Smart Crowds.

Il visitatore può scegliere tra due modalità di visita: libera o guidata. Con la prima tipologia, ci si muove autonomamente all’interno del museo: video introduttivi, immagini a 360° e realtà aumentata permettono di immergersi nell’esperienza. Nella visita guidata si selezionano invece i percorsi proposti, in base ai propri interessi o al tempo a disposizione. L’applicazione può offrire contenuti multilingua, è già accessibile agli ipovedenti grazie al Voice Over ed è inoltre pronta per accogliere video LIS per non udenti.

museo-ceramica-fiorano-manodoperaAltra interessante esperienza è quella della nuova sezione multimediale Manodopera del Museo della ceramica di Fiorano modenese, nel distretto ceramico di Sassuolo. Nasce dopo un lavoro di 10 anni di ricerca e digitalizzazione, di patrimonio visibile (materiali di archeologia industriale) e invisibile (racconti di vita e lavoro). Per arrivare ad un allestimento multimediale che è un percorso personalizzabile: scegliendo un ruolo all’ingresso del museo (dall’imprenditore, all’apprendista, al sindacalista…), si fruisce di un corposo storytelling collettivo su misura. Non solo innovazione tecnologica, ma anche partecipazione: è un racconto corale aperto a nuovi contributi, perché cresce con le testimonianze e i racconti che il visitatore può registrare a fine percorso. Le testimonianze di lavoratori nelle aziende ceramiche locali raccolte ad un anno dall’apertura sono circa una cinquantina e il Museo, dall’inaugurazione della nuova sezione, ha registrato un incremento delle visite di oltre il 20%.

Vi segnalo inoltre che sia dal Muse sia da Manodopera è possibile “portarsi a casa” dei contenuti, in formato digitale naturalmente.

Non dimentichiamo infine che durante il viaggio il visitatore/turista ama generare e condivide contenuti in tempo reale, sull’onda dell’emozione! La città smart ha tutto l’interesse ad agevolare e monitorare questa realtà, facendo anche un’attività di CRM (Customer Relationship Management), quindi soccorrendo in caso di bisogno, rispondendo a richieste e critiche espresse pubblicamente sul web… in tempo reale!

 

Di nuovo a casa

Tornati a casa, non abbiamo ancora finito: è il momento della recensione, della condivisione, del ricordo. Anche se molte di queste attività sempre più vengono fatte già sul momento… Per chi sta dalla parte dell’offerta è il momento di raccogliere feedback, di continuare a monitorare i social media e andare a intervenire rispondendo a eventuali critiche e/o ringraziando… Si può provare a costruire una comunità di visitatori soddisfatti che possono diventare i migliori ambasciatori del nostro territorio. Ma attenzione, perché se non sono soddisfatti ne saranno invece i peggiori denigratori!

Questo è anche il momento in cui la città smart guarda i dati: quelli raccolti attraverso gli strumenti tecnologici, i sensori, le card turistiche che permettono di tracciare i percorsi e vedere quali servizi sono stati utilizzati di più. Si tratta di diffondere e interpretare correttamente queste informazioni. È un’attività molto importante che permette di correggere il tiro e modificare la nostra strategia. E una strategia intelligente non è mai data una volta per tutte, ma dev’essere costantemente rivista e corretta.

Credo, per concludere, che la città sia intelligente quando ascolta, dedica attenzione all’altro, apre alla partecipazione e, insieme alla tecnologia, usa anche il caro vecchio e indispensabile buon senso!

…e voi cosa ne pensate? La parola ai vostri commenti!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...