Facebook e turismo: qualche consiglio e una storia personale

Pagina Facebook del Castello di Spezzano

Pagina Facebook del Castello di Spezzano

Dell’uso di Facebook per il turismo si parla molto e da anni. Non mancano articoli ricchi di consigli, seminari, corsi (per il turismo e non solo)… d’altra parte l’argomento Facebook per molti è ancora una novità, qualcosa ancora da sperimentare. Va detto anche che Facebook cambia continuamente le regole del gioco e dunque occorre restare aggiornati, adattare le proprie strategie.

Una rivoluzione mentale

C’è qualcosa che però non è forse mai cambiato, qualcosa di insito nella natura stessa di Facebook – come della gran parte degli altri social media – che condiziona e determina qualunque strategia. Voglio dire che c’è qualcosa da capire alla base di ogni discorso di comunicazione sui social media, e non solo nel turismo, più importante di molti altri aspetti.

Eppure è ciò che a volte sfugge clamorosamente, causando un fraintendimento di base che segna poi il fallimento o la scarsa efficacia nell’uso di questo mezzo di comunicazione. Media, sì, ma social media… e quel “social” fa la differenza.

Non si va su Facebook con la propria azienda, attrattiva turistica o altro, pensando di aggiungere semplicemente un mezzo di comunicazione o promozione a quelli che già si usano. Non ci si va cioè adattando semplicemente i contenuti (testi più brevi, più immagini… e c’è chi non fa nemmeno quello!). Ci si va con una filosofia completamente diversa.

Fondamentale: non ci si va solo per parlare, ci si va anche per ascoltare. E rispondere. Insomma, per interagire, confrontarsi. Questo significa che gli altri devono essere liberi di intervenire, commentare, esprimere anche critiche e dissenso. Vi fa paura? E invece è una grande occasione. Impegnativa, non c’è dubbio, eppure…

La vostra pagina non è davvero vostra, è uno spazio costruito insieme agli utenti, che cresce (o muore) con loro, rassegnatevi. 😉 Costruito insieme significa anche che chi vi segue può contribuire con recensioni, foto, commenti, consigli, ricordi di viaggio e, soprattutto, emozioni. Il risultato finale non è tutta farina del vostro sacco. Sono gli utenti che scelgono di passarsi la parola, di condividere e di fare dei vostri contenuti qualcosa di virale. In questo modo il vostro contenuto viaggia online, in modo gratuito, ma questo solo dopo che voi avrete fatto lo sforzo iniziale… e lo sforzo giusto. Non tutto verrà apprezzato e condiviso, naturalmente. Toccherà a voi proporre e selezionare i contenuti più appropriati, nel modo migliore e più adatto al mezzo. Lo farete grazie alle vostre conoscenze, controllando gli Insight, ascoltando, utilizzando la vostra empatia e un po’ di buon senso.

Sfatiamo un mito: Facebook non è gratis

Facebook non è promozione gratuita per il turismo, come spesso si sente dire. E non lo è, non perché la visibilità delle pagine è stata ridotta drasticamente e per molti si è reso necessario (?) utilizzare le inserzioni pubblicitarie. Ma perché dietro a una pagina ci vuole una persona che, conoscendone il funzionamento, elabori e attui una strategia appropriata.

E qui apro una parentesi. Non è un lavoro che possa fare qualsiasi ufficio o professionista (nemmeno se “è giovane e quindi sa usare Facebook”, “è un informatico e quindi sa usare Facebook, facciamolo fare al CED”, “è un giornalista e la comunicazione è il suo mestiere”, “lavora all’ufficio comunicazione/marketing”… tutte cose che – non scherzo – mi è capitato di leggere e sentir dire). Sì, è vero, mi sto togliendo un sassolino dalla scarpa e difendendo un ruolo, delle competenze specifiche, che si acquisiscono solo formandosi e con l’esperienza. Ma d’altra parte gli esempi negativi non mancano, a darmi ragione.  Può farlo chiunque? Sì, se impara a farlo.  E sicuramente ci sono categorie professionali con competenze di base che aiutano moltissimo (saper scrivere, conoscenza di qualche regola di grafica e comunicazione, qualche competenza tecnica informatica di quelle più elementari…), ma… è una base su cui vanno innestate altre competenze. Chiusa parentesi.

Quello che sto cercando di dire è che non è affatto banale come si potrebbe pensare. Servono competenze, servono l’apertura e la disponibilità a mettersi nell’ottica giusta, servono attenzione, sensibilità e capacità di relazionarsi. Perché è anche un gioco di squadra e complicità, con l’ente o l’azienda o la struttura che volete far conoscere e con le persone con cui interagite.

L’ingrediente segreto

Poi c’è l’ingrediente segreto. Come nelle migliori ricette. La creatività? Sì, anche quella. La conoscenza profonda di ciò che dovete promuovere? Fuochino…

Va bene, ve lo dico: ci vuole la passione. Che scoperta, direte. Eh sì, ma quante volte capita di fare un lavoro senza passione? Cercate di mettercela, anche se sulle prime non ne sentite molta. Cercate di entrare nelle cose, di capirle, approfondirle, parlate con chi le conosce, con chi le vive, immergetevi, appassionatevi, fatele vostre. Allora vi verrà naturale, la vostra passione si sentirà, sarà contagiosa, appassionerà gli altri. Parlo per esperienza personale: recentemente, durante un corso di formazione per giornalisti, sono riuscita ad appassionarmi alla lettura dei bilanci di società. Perché l’insegnante era sapiente e appassionato, non certo perché la materia sia in cima ai miei interessi (basta guardare chi sono e cosa faccio per capirlo).

Una storia personale

Visto che ho cominciato a svelarmi, vado avanti e vado ancora di più sul personale. Ero ancora una bambina la prima volta che, a pochi kilometri da casa mia, sono entrata in un luogo che poi sempre più mi è diventato caro. Fu una visita serale (o tardo pomeriggio invernale, quando viene buio presto, non ricordo precisamente) accompagnata dai miei genitori e insieme ad una famiglia di amici, per un evento che interessava i “grandi”. Noi quattro piccoli – io, mio fratello e due amichetti – non ne eravamo entusiasti, ma percorremmo comunque di corsa la scalinata di ingresso facendo a gara tra noi, finché… che stupore! Eravamo in un castello! Ci eravamo arrivati camminando nel bosco e non ce lo aspettavamo, non avevamo capito. E invece: un ponte levatoio, un fossato, un edificio imponente… e poi una corte, tante stanze, finestroni alti con strani vetri da cui guardare… ce ne fosse stato bisogno, le luci davano al tutto un aspetto ancora più fiabesco. Era la mia prima volta al Castello di Spezzano. Sono passati circa 30 anni da allora (eh, lo so, una donna non dovrebbe svelare la propria età, ma ho detto che sono in vena di confidenze, no?) e ci sono tornata molte molte volte. C’è un bel parco, tutto attorno, sempre aperto, dove è bello e romantico passeggiare. Il Castello continua ad ospitare eventi, che sono sempre un’ottima scusa per farci un salto. C’è, da diversi anni, anche un buon ristorante e d’estate si sta anche fuori, nella corte, a mangiare. Da qualche anno, in una delle torri, c’è anche l’acetaia comunale, con tre batterie di botti di Aceto balsamico tradizionale di Modena. E poi c’è il Museo della Ceramica che racconta la storia delle tecniche di produzione ceramica dal Neolitico (ho sempre avuto un debole per l’archeologia) ad oggi. E, da aprile 2014, c’è anche una nuova sezione museale: Manodopera. Una sezione multimediale allestita nei sotterranei, dove sono le testimonianze e le memorie dei protagonisti di questa storia – uomini e donne con le loro voci, immagini, strumenti e oggetti – a raccontare lo sviluppo industriale del distretto ceramico modenese-reggiano. Sono stata coinvolta nel lungo lavoro di ideazione e ricerca (circa 10 anni) che ha permesso l’allestimento di Manodopera, uno dei più soddisfacenti e appassionati incarichi della mia avventura professionale, di quelli che ti coinvolgono prima di tutto umanamente. E quindi ora al Castello di Spezzano c’è anche una parte di me.

Quando mi hanno chiesto se volevo collaborare per la sua promozione, potevo dire di no?

Arrivo al dunque: da qualche giorno è nata la pagina Facebook del Castello di Spezzano, che trovate al link  www.facebook.com/castellodispezzano.

Coerentemente con quanto scritto sopra, ecco le parole che abbiamo usato per annunciarlo. Una dichiarazione di intenti, una promessa, un patto con chi ci seguirà:

“Scegliendo di seguire la pagina, si verrà informati tempestivamente sulle attività e gli eventi del Castello, ma non finisce qui. Attraverso la pagina vi racconteremo la vita quotidiana al Castello, il lavoro delle tante persone che vi si dedicano ogni giorno, permettendovi così, ad esempio, di entrare dietro le quinte degli allestimenti museali della nuova sezione multimediale Manodopera o delle fasi organizzative che precedono un evento. Vogliamo regalarvi anteprime e punti di vista inusuali, aneddoti e curiosità. Scopriremo insieme la storia del Castello, rivivremo la storia di un intero territorio, ne gusteremo i sapori, ne conosceremo le tradizioni.  Se lo vorrete, sarà anche uno spazio vostro, dove potrete esprimere opinioni e consigli, condividere impressioni ed emozioni, interrogarci e dialogare con noi. Vi aspettiamo!”

È presto per tirare le somme, non è passato neanche un mese dal lancio della pagina. I primi dati ci dicono che il coinvolgimento, in relazione al numero di fans, è molto alto, superiore a quello che viene indicato come medio. Si tratta inoltre di un coinvolgimento positivo. Un indicatore che viene ritenuto più valido del semplice numero di fans (cosa me ne faccio di tanti fans se non guardano i miei contenuti, non interagiscono positivamente, non li diffondono?). Una pagina nata da un mese solo, ma molto molto vitale e positivamente partecipata. Com’era negli obiettivi.  E a riprova di quanto premesso.

In conclusione… Facebook per il turismo, sì. A patto di avere a mente che servono professionalità, passione e una rivoluzione mentale!

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