Pensieri in libertà ascoltando Paolo Rumiz

Paolo Rumiz alla Festa del racconto di Carpi - fonte: www.facebook.com/festa.delracconto

Paolo Rumiz alla Festa del racconto di Carpi – fonte: http://www.facebook.com/festa.delracconto

A me il turismo e, più in generale, il tema del viaggio, piace proprio guardarlo da tutti i lati…

Mi occupo di turismo, ma sono anche una turista (o una viaggiatrice? Ne parliamo un’altra volta, promesso). Mi piace scriverne, mi piace leggerne, mi piace parlarne e studiarlo come fenomeno.

Ho una formazione umanistica, professionalmente nasco come giornalista e il mio primo approccio al turismo – come professionista – è stato stimolato semplicemente dalla voglia di far conoscere agli altri il mio territorio, dalla voglia di raccontarlo…

Ecco perché quest’anno non ho voluto mancare alla Festa del racconto di Carpi, che aveva come tema proprio il viaggio (e anche l’amore). Il 4 ottobre scorso era in programma un incontro con il giornalista Paolo Rumiz, che ha condiviso con il pubblico un po’ di sue storie e ricordi di viaggiatore. 45 minuti belli densi. Non li riporterò integralmente e scelgo invece solo qualche concetto, qualche spunto, tra quelli espressi, quelli che più mi hanno colpito e che hanno stimolato in me qualche riflessione. Chissà, magari saranno interessanti anche per voi…

“Ho la fortuna di essere pagato per viaggiare…”

Paolo Rumiz ha esordito con queste parole, condivisibili. Ritengo sia una fortuna – guadagnata – essere pagati per fare qualcosa di così piacevole (almeno per la gran parte delle persone). Pensandoci, mi è venuto in mente che addirittura c’è chi sostiene che viaggiare non sia semplicemente un’attività piacevole, ma un vero e proprio bisogno umano. Il bisogno di viaggiare sarebbe in parte connaturato all’istinto migratorio dell’uomo e al gusto per la scoperta e la conoscenza dei luoghi. Per piacere o per necessità, viaggiare è una condizione comune nella storia dell’uomo, in epoche e luoghi diversi.

Mi vengono in mente certe favole, certi racconti, certi poemi: per molte culture il viaggio è anche metafora di vita, di cambiamento, crescita, formazione. Insomma, viaggiando si fa esperienza (parola chiave degli ultimi anni per chi si occupa di turismo!). Ce lo dice anche l’etimologia: viaggio ed esperienza sono parole che hanno la stessa radice.

Con una piccola ricerca ho scoperto che questa radice ha anche una terza connotazione: pericolo. E anche questo è un concetto chiave, che chi si occupa di turismo non dovrebbe dimenticare. C’è sempre un po’ di timore in chi affronta un viaggio, un mix di attrazione e paura per l’ignoto che ci aspetta. Vogliamo non tenerne conto quando ci rivolgiamo ai potenziali turisti con la nostra offerta? Informazioni (e più immagini che parole), servizi, supporto, consigli degli amici, assicurazioni, possibilità di rimborsi… ecco come si rassicura il turista.

“Viaggiare stando fermi”

Rumiz comincia il suo racconto, cita qualche esperienza e appare subito evidente una caratteristica fondamentale del suo viaggiare: la lentezza. Il giornalista ha viaggiato molto in treno, in bicicletta, in barca, con auto d’epoca e a piedi. Ha scelto modalità dolci e lente, via via con sempre meno bagaglio… andando leggero anche nelle aspettative, aperto a tutto ciò che il viaggio può offrire, bello o brutto che sia. Un viaggio lento, dentro le cose, di incontro con l’altro… anche da solo (che poi, per esperienza personale, da soli non si è mai, anzi si fanno molti più incontri che viaggiando in compagnia).

Riconosco in questa sua modalità una tendenza che sempre più prende piede, dopo la smania di mete esotiche e l’ubriacatura dei voli a vario raggio, comunque ormai alla portata di molti, che ti catapultano in breve anche fino all’altra parte del mondo. Oggi c’è anche il gusto del viaggiare lento, con modalità alternative, per un’esperienza più naturale e un punto di vista diverso. Rumiz ad esempio, in uno dei suoi viaggi, ha guardato il mondo dal fiume Po, in navigazione, e non percorrendone le rive. Prendendosi tutto il tempo e viaggiando lentamente, si ricerca e si trova anche maggiormente l’incontro con l’altro, la relazione.

Anche per questioni legate all’età, ha confessato Rumiz, il suo viaggiare si è fatto sempre più lento, arrivando nell’estate 2014 a “viaggiare stando fermo”! Un “viaggio immobile” in un faro, su un’isola disabitata. Strana scelta? All’inizio qualche perplessità l’ha avuta anche il giornalista. Eppure, racconta Rumiz, alla fine di taccuini ne ha riempiti parecchi. Un po’ perché il segreto è saper vedere, saper ascoltare: la variazione di luce, i tanti diversi rumori del vento… un po’ perché alla fine il vero viaggio lo facciamo noi, dipende da quello che sentiamo… insomma: lo facciamo dentro noi stessi.

Mi viene in mente anche altro… cioè il viaggiare senza partire che oggi si fa sempre più grazie a internet, a esperienze di realtà virtuale… Rassicuranti, comode, un modo per ampliare gli orizzonti e avere punti di vista al di là delle possibilità umane? Qualcuno trova che sia interessante, qualcun altro inorridisce, ma in fondo non lo si è un po’ sempre fatto, ad esempio leggendo e ascoltando i racconti degli altri, Rumiz compreso?

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