Tre errori comuni nel turismo (che forse non sapete di fare)

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Nella mia ormai decennale esperienza professionale nel settore del turismo, ho avuto occasione di confrontarmi con molti soggetti, pubblici e privati, e progetti. Inevitabilmente, dal momento che sbagliare è umano, anche con molti errori. Alcuni più spesso di altri.

Le motivazioni sono le più varie e si va dalla mancanza di fondi (volendo comunque fare, facendo al risparmio e rischiando di sprecare solo risorse) alla insufficiente consapevolezza di alcuni meccanismi. D’altra parte, solo chi non fa non falla! Ma l’esperienza, comunque, insegna.

Ho quindi pensato che potesse essere utile, per chi si occupa di turismo – e specialmente di marketing del turismo e di comunicazione nel turismo – avere se non altro consapevolezza di tre errori molti comuni. Ed ecco perché questo post. Non una critica fine a sé stessa, ma un invito alla consapevolezza, in ottica costruttiva, per cercare di capire perché qualcosa non ha funzionato in passato e… provare a fare qualche errore di meno in futuro!

Quando si progetta e si prova ad agire nel campo del turismo, non bisognerebbe mai dimenticarsi della “domanda”. Ovvero del turista. O, meglio, dei turisti… perché il turismo ha a che fare con il marketing, col mercato e le sue regole… non si scappa!

Come centrare il bersaglio, quindi? Ecco tre errori comuni nel turismo, che forse non sapete di fare

Marketing del turismo: là dove si incontrano mercati e territorio

Un errore molto comune nel turismo è partire dal territorio, ragionando più o meno così: “Io ho questo territorio e adesso lo voglio vendere a…” e via con l’elenco dei mercati di moda del momento: russo, cinese… quelli che tutti dicono che “sono in crescita, hanno i soldi, sono tanti”. Allora si parte per fiere all’altro capo del mondo, si stampano materiali promozionali e via dicendo… Poi però da quei paesi non arriva nessuno o quasi. Com’è?

Il fatto è che per far incontrare domanda (i turisti) e offerta (il territorio o, meglio, il prodotto) io devo partire dal turista, non dal territorio. La domanda cruciale che devo farmi è: “perché un turista dovrebbe venire sul mio territorio? A quale turista va bene, piace, interessa ciò che io ho sul mio territorio e potrebbe (potrebbe, è solo una probabilità!) comprare il mio prodotto, essere interessato a ciò che offro?”

Perché nessun territorio ha tutto per tutti. E il turista è libero di scegliere… Bisogna rassegnarsi 🙂

Partendo dalla domanda, dai turisti quindi, occorre conoscerli per capire che probabilità ho che vengano sul mio territorio. Devo conoscere le loro esigenze, le loro motivazioni di scelta. Tenendo presente che – in un gruppo, in una famiglia, in una coppia – è il più “debole”, quello con più esigenze, che determina dove si va in viaggio (ad esempio, nel caso di una famiglia, i decisori sono i figli). Devo quindi conoscere bene il decisore. Capirne il processo di scelta e intervenire in quel momento, per influenzarne la decisione.

Ci viene in soccorso il passato, da studiare attraverso i dati turistici per provare a prevedere il futuro, capire le tendenze. Va tenuto anche presente che i mercati cambiano, perciò non posso continuare a fare sempre le stesse cose…

Nemmeno il territorio è sempre uguale a sé stesso, ma muta per sua natura. Un territorio potrebbe anche adeguarsi in una certa misura alla domanda… certo è un processo che richiede tempo, ha dei costi, va attentamente valutato, non è esente da rischi, crea conflitti coi residenti, snatura la realtà di quel territorio…

È sicuramente più rapido, fattibile e meno dispendioso valorizzare ciò che si ha, con un occhio alla domanda!

Quindi, riassumendo:

  1. conoscere la domanda;
  2. conoscere se stessi;
  3. fare delle proprie risorse, della propria materia prima, un prodotto;
  4. mettere il prodotto sul mercato, lì dove domanda e offerta potranno incontrarsi.

La mancata attenzione alla domanda è la “madre” di moltissimi errori, di certo dei due che seguono. Che, se vogliamo, sono sfaccettature del primo, ma tanto frequenti da meritarsi due paragrafi tutti per loro!

A chi parli? Turismo e comunicazione

Una volta che ho il prodotto (e non prima!), posso impegnarmi nella comunicazione. E anche questa dovrà tenere conto del segmento di mercato a cui si rivolge. Anche qui gli errori che si fanno sono tanti… ad esempio si danno solo informazioni e non motivazioni. Ovviamente servono anche le informazioni, ma sono le motivazioni che fanno decidere… e segmentano il mercato.

Altri errori frequenti si trovano nella promozione dell’Italia all’estero. Spesso ci si dimentica che il turismo ha implicazioni cross-culture, cioè che mette in contatto realtà con differenze culturali, quindi con credenze, atteggiamenti, schemi comportamentali diversi… è di nuovo l’attenzione alla domanda che ci aiuta e ci suggerisce che contenuti comunicare, con quali strumenti e mezzi, in che modo… e anche come comportarci, se vogliamo essere accoglienti ed entrare in relazione. Non immaginate forse quanto possa essere determinante la scelta di un colore nei materiali o la distanza che si tiene parlando, per non parlare poi del contatto fisico! Ci sono gesti, argomenti e numeri tabù per alcuni, amati da altri, come ci sono esigenze irrinunciabili quanto variabili… dalla bellezza alla precisione, alla puntualità.

Non è mai, dunque, solo un problema di lingua. Eppure, anche la questione della traduzione ha la sua importanza e gli errori non mancano nemmeno dopo che si sono ponderate le altre scelte. Spesso, infatti, per risparmiare non ci si affida a traduttori professionisti (qualcuno pensa che addirittura “tanto c’è Google translate”, no?)… mentre l’ideale sarebbe addirittura affidarsi a madrelingua (che ci aiutano anche nell’opera di intermediazione culturale) o almeno ad una loro revisione di quanto tradotto.

Altrimenti… vi è mai capitato di andare all’estero e leggere testi scritti in un italiano ridicolo? Come vi siete sentiti, cosa avete pensato? Perché viaggiare è bello, è un’avventura, eppure molti (alcune culture più di altre) vogliono sentirsi anche “come a casa”, accolti, rassicurati… e magari capirci qualcosa! Ecco, purtroppo l’esperienza che fanno molti stranieri quando hanno a che fare con il nostro paese non è proprio delle migliori, da questo punto di vista. E vi assicuro che c’è chi si arrabbia e anche molto!

Turismo, una corsa ad ostacoli tra infrastrutture, trasporti, mobilità e… visti!

Infine c’è un errore di prospettiva che si fa spesso quando si valuta l’accessibilità di una destinazione turistica. Quanto è accessibile, raggiungibile la vostra destinazione per i turisti che desiderate vengano sul vostro territorio?

Attenzione perché non è una domanda di geografia! Voglio dire che nel turismo non è tanto la distanza misurata in kilometri, ovvero la distanza geografica, che conta, quanto il tempo e l’energia che si consumano nel trasferimento da un luogo all’altro. E la distanza, quindi, può essere ridotta riducendo la quantità di tempo e di energia spesa. Ecco perché trasporti e infrastrutture (la loro quantità e qualità) sono tanto importanti nel turismo! Il loro miglioramento riduce le distanze. Invece una rete poco efficiente o inesistente, con molti ritardi, costosa, con lunghi tempi di attesa… allunga anche le distanze.

I dati ci dicono che è uno degli aspetti su cui gli stranieri ci giudicano più negativamente (perché, noi invece ne siamo contenti?). Spesso, in Italia, si viaggia meglio in auto. Molti fanno questa scelta, residenti e turisti. Eh, poi però ci si scontra con altri problemi: traffico, viabilità, segnaletica confusa (quando c’è), alti costi di carburante, mancanza di parcheggi, inciviltà al volante…

Pensate che non influisca? Eppure quante destinazioni si sono allontanate per gli alti costi o avvicinate per la facilità di comprare voli che costano poco (e in periodi di incertezza come questo, per molti il costo ha un grosso peso sulla scelta)! O voi non siete di quelli che scelgono dove andare perché un giro sul sito di Ryanair vi ha fatto scoprire che con soli 19,99 € volate a… Beh, io sì. E con me molti altri!

A volte il tempo di trasferimento è davvero fondamentale, ad esempio quando ho pochi giorni (e la tendenza è sempre più in quella direzione) e non voglio passarli tutti in viaggio.

Vogliamo poi parlare del problema dell’ottenimento dei visti di ingresso in un paese e dei tempi di attesa che può comportare?

In ogni caso, non è detto  che strade veloci e aeroporti siano fondamentali. Non tutti i turisti vanno di fretta. Ho quello che piace a un turista che si prende tempo? L’importante è che si incontrino domanda e offerta!

Altro aspetto: studiare come il turista raggiunge il mio territorio è fondamentale nella mia programmazione. Se la tendenza è a venire in auto, dovrò avere parcheggi e segnalarli bene! Se in aereo, navette…

Ci sono costi da affrontare, sì anche qui, ma che potrebbero venire ripagati dal turismo…

Concludendo

In conclusione, occupandosi di marketing del turismo e/o di comunicazione nel turismo è fondamentale mettersi dall’altra parte, quella della domanda, nei panni del turista… conoscere l’altro e conoscere sé stessi. Così si fa centro. Non è in fondo una regola alla base di ogni buona relazione? E il turismo non è anche l’arte di relazionarsi con gli ospiti? In fondo, penso sia anche il suo bello… e voi? 🙂

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