Borghi tra le colline romagnole dove andare e sentirsi bene

Brisighella - foto di Paola Gemelli

Brisighella – foto di Paola Gemelli

Previsioni di bel tempo, una smartbox in scadenza e la voglia di scappare dalla città: nasce così l’idea di una domenica a zonzo tra le colline romagnole.

L’agriturismo dove pranzeremo è il perno su cui ruoterà la nostra giornata, perché il nostro andare ha il piacevole vincolo dell’utilizzo di una degustazione “Peccati di gola” che abbiamo già deciso dove ci porterà: al relais Borghetto di Brola, sulle colline di Modigliana, nella Romagna Toscana.

Tutto il resto è da inventare: dove andare prima e dopo, cosa vedere, cosa fare… Partiamo? Partiamo!

Usciti dall’autostrada a Faenza, puntiamo subito verso le verdi colline romagnole. La strada è molto piacevole e senza traffico: salendo dolce e sinuosa tra le coltivazioni di kiwi ci porta in breve nel centro del paese di Modigliana, dove abbandoniamo l’auto. Il borgo infatti ci appare piccolo, raccolto e tranquillo, così scegliamo di rallentare anche noi, ovvero di andare a piedi da lì in poi… ed ecco, una dopo l’altra, le nostre tappe!

Il Ponte della Signora

La fotografia del Ponte della Signora è una delle immagini più note di Modigliana e anche noi vogliamo la nostra cartolina… Usciamo quindi dal centro, tornando indietro lungo la strada, per ritrovare il ponte intravisto all’arrivo e fare qualche foto. Tre ampie arcate e la curva a schiena d’asino caratterizzano questo ponte del secolo XVIII, che, se da un lato pare esagerato per il piccolo corso d’acqua che attraversa, dall’altro è stretto e percorribile solo a piedi, contrastando col ponte moderno che abbiamo attraversato in auto poco prima.

Sotto il ponte i segni del nubifragio, che tra venerdì e sabato notte ha ingrossato i torrenti come questo, provocando smottamenti e allagamenti, e, scopriremo dopo, danneggiato anche le centraline dell’acquedotto lasciando senz’acqua il piccolo borgo. Del nubifragio avevamo letto, tanto da ricontattare il relais per essere sicuri che fosse ancora possibile e opportuno andare. Ci avevano rassicurato sulla situazione, che velocemente stava rientrando nella normalità. E in effetti abbiamo trovato il paese pulito e la preannunciata Festa dell’800 in pieno svolgimento. A riprova dello spirito romagnolo, così reattivo, pragmatico e solare anche di fronte alle difficoltà… una garanzia! 🙂

Colori e profumo d’autunno al Borghetto di Brola

L’ora del pranzo nel frattempo si avvicina e affrontiamo quindi l’assolata salita dal paese al relais. Camminando per poco più di un kilometro lungo silenziose stradine di campagna, tra vigneti e oliveti, raggiungiamo la sommità della collina e una bella casa in sasso. Qui troviamo il nostro tavolo, che ci aspetta al fresco del portico. In breve e con un sorriso siamo accolti e serviti: prima di tutto un bicchiere di vino! Sangiovese per il mio compagno di viaggio, chardonnay per me. Ci offrono ancora un assaggio di crema di carote e poi dalla cucina esce il nostro tagliere insieme a un cestino con varie tipologie di pane: panini morbidi con semi di sesamo o papavero, fette di pane più rustico e scuro. Adagiati sul tagliere, una scelta di salumi e formaggi freschi e stagionati tipici della zona, provenienti da produttori locali, qualche fetta di piadina fritta (in Emilia la chiameremmo gnocco fritto o torta fritta) e una varietà particolare di carciofi davvero gustosa (ho poi letto che si trattava del carciofo moretto di Brisighella). Per quel che mi riguarda, ho apprezzato in particolare il salame con semi di finocchio.

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Borghetto di Brola – foto di Paola Gemelli

Terminata la degustazione, ci ritroviamo quasi pieni. Peccato perché il ristorante del Borghetto di Brola offre, alla carta e non incluso nella degustazione, molto altro che saremmo stati curiosi di assaggiare: pappardelle, strozzapreti, tortelli di patate, zuppe, secondi di carne o vegetariani… il tutto proposto con l’uso di erbe aromatiche e verdure di stagione… Avendo intenzione di andarcene a zonzo anche nel pomeriggio, decidiamo però di non appesantirci e ci limitiamo al dolce, scegliendo una mousse di ricotta con pesche, decorata con frutti di stagione (ribes e alchechengi) e servita in barattoli di vetro di quelli di una volta, con la chiusura in metallo. Un piacere anche per gli occhi!

Ammetto che il mix di ospitalità, disponibilità, raffinata semplicità e attenzione per la tradizione, il territorio e la natura con le sue stagioni mi hanno conquistata… mi piacerebbe tornare.

Nel frattempo si sono fatte le 14.30, la cucina chiude, gli ospiti se ne vanno e noi… rimaniamo! Declinata l’offerta di essere riaccompagnati in paese in auto, ci dicono infatti che possiamo rimanere finché lo desideriamo. Così restiamo soli – noi e un gatto rosso che riprende possesso del suo Borghetto – a guardare in silenzio il panorama: il paesino giù in fondo nella valle, le colline coltivate dove resiste anche un po’ di bosco, un castello diroccato… Qualche foto e ci rimettiamo in cammino, scendendo nuovamente verso Modigliana.

A passeggio nell’800 tra i quadri viventi

Seguiamo per un po’ la strada asfaltata, respirando il profumo dolciastro che sale dalle vigne e godendo ancora del silenzio della campagna nell’ora del pisolino in cui immaginiamo sprofondate le case coloniche che incontriamo… ma ecco uno sparo, uno stormo che si alza repentinamente in volo, un altro sparo, poi due poi tre e l’eco che risuona nella valle. Deviamo per un passaggio pedonale ed erboso e in breve eccoci in paese, di fronte alla Tribuna, ovvero alla porta d’ingresso del borgo.

È qui che si combatte, a colpi di moschetto, la battaglia tra austriaci e garibaldini. Un episodio non testimoniato storicamente all’interno del paese, ma plausibile nel quadro del passaggio di Garibaldi da Modigliana, nel 1849, quando il prete liberale e carbonaro Don Giovanni Verità lo salvò dalle truppe austriache nascondendolo nella propria casa e accompagnandolo poi fino al confine.
Tra fuoco, fumo e colpi fragorosi prosegue e si conclude la rievocazione storica. Riprendiamo  così la nostra passeggiata che ora ci porta tra i quadri viventi del pittore modiglianese Silvestro Lega.

Quadri viventi in relax a Modigliana - foto di Paola Gemelli

Quadri viventi in relax a Modigliana – foto di Paola Gemelli

Protagonisti uomini, donne e bambini del paese che in occasione della Festa dell’800 vestono costumi d’epoca e riproducono per le vie del centro storico alcune delle opere del maestro macchiaiolo: ritratti, scene di vita quotidiana della borghesia dell’epoca, immagini di battaglia…

Li fotografiamo immobili, nei loro costumi d’epoca, ma anche quando, giocosamente, saltano tra passato e presente, con turisti, amici e curiosi che entrano nei quadri, magari per un selfie che più artistico non si può. Per non parlare poi dei figuranti che tornano momentaneamente al presente per… una pausa sigaretta!

Tornanti panoramici verso Brisighella

Un caffè e chiacchiere veloci con il barista, poi decidiamo di partire direzione Brisighella: ci attendono 12 kilometri di tornanti. Riprendiamo l’auto per un trasferimento di circa 20 minuti che ci porta sul crinale. Da qui si gode la vista contemporanea di entrambe le valli, quella appena salutata del Tramazzo e quella parallela del Lamone, dove poi scenderemo. La vista sul paesaggio collinare, fatto di vigneti, oliveti e pascoli è davvero splendida!

A Brisighella lasciamo l’auto in una delle piazze del paese. I tavolini fuori dai bar sono occupati da turisti e paesani, questi ultimi, se anziani, impegnati in partite a carte. Scene d’altri tempi. Noi invece seguiamo le indicazioni per la Via degli Asini: anche in questo caso ho un’immagine da cartolina in mente e voglio trovarmici dentro.

La Via degli Asini e… dei turisti

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Via degli Asini – foto di Paola Gemelli

Beh, devo dire che è all’altezza della sua fama e che non ho mai visto niente del genere! È un percorso pedonale, ma al primo piano. Un camminamento sopraelevato e coperto, che si apre sulla strada attraverso finestre ad arco. Ricorda i camminamenti di ronda, ma è più ampio. Ricorda un portico, per le porte di ingresso che vi si aprono e perché risulta inglobato nelle case, ma non è nemmeno esattamente quello. Le travi di legno, la penombra, la luce che entra a fasci ne fanno qualcosa di suggestivo e romantico.

Non mi riesce proprio di capirne la funzione finché un cartello non mi chiarisce il tutto: nata come camminamento di ronda, la strada perse successivamente la funzione difensiva e fu coperta e inglobata nelle abitazioni. E il nome? Si deve al fatto che nel quartiere abitavano i birocciai che trasportavano il gesso dalle cave sopra il paese. Le porte che si aprono di fronte alle finestre ad arco sono quelle delle stalle, mentre l’abitazione si trovava al piano superiore. Al piano terra, in vani scavati nel gesso che oggi ospitano ristoranti e osterie, venivano invece ricoverati i birocci, i carri. Ed ecco spiegato perché l’ingresso dei locali sulla via sottostante sia così ampio, con veri e propri portoni. Dalla Via degli asini si può salire, attraverso scalinate scolpite nel gesso, ai cocuzzoli che sovrastano il borgo.

Tre cocuzzoli e uno sguardo dall’alto!

Saliamo dunque e, salendo, la vista si apre sempre più. Sui tetti e le viuzze del borgo sottostante, sui campi coltivati e sulle colline ancora verdi, fino alla pianura che sfuma in lontananza, guardando verso nord. Il primo cocuzzolo dove sostiamo è quello sovrastato dalla Torre dell’Orologio. Ci giriamo attorno e poi scegliamo di raggiungere il cocuzzolo a fianco, con la sua Rocca, percorrendo una stradina bianca e pianeggiante tra i campi, senza dover ridiscendere e risalire troppo.

Pagando un modesto biglietto di ingresso, si può salire sulle due torri della Rocca. Strette scale a chiocciola e camminamenti di ronda ci permettono di nuovo di ammirare il paesaggio, nonché la Torre dell’Orologio appena lasciata.

Manca solo il terzo cocuzzolo, quello del Santuario del Monticino. Lo raggiungiamo con una breve ma ripida salita, lungo la strada asfaltata. Siamo ormai in vista della chiesa, quando tocca cedere il passo a uno scoiattolo, uscito repentinamente dal bosco e altrettanto velocemente sparito nella vegetazione dall’altra parte della strada.

La chiesa è chiusa, bisognerebbe provare a suonare al custode, ma siamo stanchi e l’ora della cena si fa vicina, così torniamo sui nostri passi, cerchiamo una scalinata che scenda al paese e in breve siamo in centro.

A cena nel gesso

Ristorante La Grotta - foto di Paola Gemelli

Ristorante La Grotta – foto di Paola Gemelli

Non abbiamo molta voglia di lasciare Brisighella, così scegliamo di cenare qui. La scelta cade sul ristorante La Grotta, che ci permetterà anche di vedere più da vicino gli ambienti scavati nel gesso. Si trova infatti proprio in uno dei vani in origine destinati al ricovero dei carri! Qui la cucina tradizionale (il pane servito col coperto è la piadina romagnola) e attenta alla stagionalità si apre alla sperimentazione. Scegliamo quindi ravioli di caprino e pera gratinati con salsa alle noci e passatelli asciutti con tartufo e, come dolce, una crema catalana con robiola e fichi. Oltre alla cucina, apprezziamo la disposizione dei tavoli, sufficientemente distanti tra loro da consentire un po’ di intimità in uno spazio comunque modesto. Tanto che, terminato il pasto, restiamo ancora un poco seduti… almeno finché tocca proprio ripartire e salutare Brisighella.

Cosa aggiungere ancora? Giusto altre foto, tra le tante scattate nel corso della giornata, che potete vedere qui!

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