Turismo: come fare da sé e fare per tre

Notte dei Musei al Castello di Spezzano - foto di Paola Gemelli

Il turismo, lo dicono tutti, è il petrolio d’Italia e dunque anche voi non volete farvi scappare quest’occasione.

Tanto più che gli altri settori sono in crisi… Avete tutto quel che serve e quindi non avete bisogno di nessuno. In fondo chi fa da sé fa per tre, no? Perché collaborare? Perché perdere tempo a confrontarsi con altri o investendo in progetti di sistema, magari di tipo pubblico privato, così faticosi, lunghi, problematici? Voi non avete tempo da perdere! Avete il marketing e la competizione nel sangue e tutto quel che serve per vincere nel turismo. E poi voi volete la torta intera! E se proprio si renderà necessario l’aiuto di qualcuno, allora salirete su un carro in corsa: nessun “spreco” e tanti vantaggi!

Bene, avete la ricetta di un probabile fallimento.

Perdonate l’ironia, ma…

Se non lo avete già fatto, potreste prima di tutto leggere il mio post di un paio di settimane fa – La destinazione turistica e i suoi attori: un esercizio di consapevolezza – dove scrivevo che una destinazione turistica è un sistema (che lo si voglia o no). Oggi, approfondendo il tema della gestione sistemica di una destinazione turistica, vorrei sottolineare alcuni concetti alla base della collaborazione che può instaurarsi tra i diversi attori – pubblici e privatidel sistema turismo.

La questione è veramente complessa, ma conoscere alcuni concetti chiave può aiutare ad approcciarla in modo consapevole, avendo un po’ più presente i vantaggi, come anche i fattori critici e quelli di successo, cosa ci si può aspettare, cosa mettere in campo e con che spirito…

Nella mia esperienza professionale, ho avuto molto spesso a che fare con questi temi e posso dire di avere vissuto sulla mia pelle vari aspetti. Ciò che segue, quindi, non è teoria campata per aria, ma teoria che nasce da riflessioni fatte sull’esperienza pratica. Esperienza e riflessioni non solo mie, ma anche di professionisti del settore, con i quali spesso ho avuto il piacere di confrontarmi. E se qualcosa apparirà banale, sappiate che – a lato pratico – certe questioni così “evidenti” facilmente vengono dimenticate…

Può darsi che manchi qualcosa, ma i commenti sono aperti a chi – del settore pubblico o privato – volesse lasciare un contributo, oltre che la propria opinione personale.

Sistema turismo e territorio

Partiamo dal perché e con quali fini si dovrebbe scegliere di collaborare, visto che nella realtà non è così scontato lo si faccia e il mio incipit scherzoso nasce da esperienza vissuta. Spesso su un territorio prevalgono campanilismi e competizione (quest’ultima non sbagliata in sé, ma una competizione nella collaborazione è senz’altro più efficace), nell’illusione di poter fare tutto da soli. Se avete letto il post citato all’inizio di questo, avrete però chiaro – ma lo ribadisco – che una destinazione turistica è un sistema (che lo si voglia o no) e come ogni sistema è fatto di relazioni e interdipendenze, per cui da soli si va poco lontano… Va anche tenuto presente che un  sistema è qualcosa di più della semplice somma delle parti e che se cresce il sistema crescono tutti coloro che ne fanno parte.

E’ normale e legittimo che ciascuno abbia le sue idee, ne facciamo esperienza ogni giorno. Se si vuole collaborare, occorrerà però trovare punti di accordo, pur tenendo conto delle diversità delle parti che compongono il sistema.

Gli attori in campo sono davvero tantissimi e spesso non li si considera davvero tutti. Magari li vedremo in un altro post, ma anticipo subito un questione sottolineando lo stretto legame tra il processo produttivo e la componente territoriale, tra turismo e territorio. Quest’ultima è influenzata da chi governa il territorio e le sue infrastrutture, perciò tra gli attori non va mai dimenticato il ruolo del Pubblico, della componente pubblica, che  si occupa prevalentemente della pianificazione territoriale, della gestione delle infrastrutture e della tutela dell’ambiente.

Collaborazione tra pubblico e privato: dove e perché

Principalmente nel migliorare:

  • l’attrattività della destinazione;
  • l’efficienza delle azioni di marketing del territorio, della destinazione;
  • la produttività della destinazione;
  • la gestione complessiva del sistema turistico della destinazione.

Scegliere di collaborare è una libera scelta strategica ed è uno strumento per raggiungere un fine, un obiettivo.  Quest’ultimo punto è importante: il fine non è collaborare, ma si collabora per un fine. Se vengono a mancare i risultati, ben presto si perderà il senso del collaborare (ed è qui che si infrangono tante buone volontà e la fiducia iniziale… con conseguente uscita dalla collaborazione).

Soffermiamoci allora un attimo sui risultati: perché la collaborazione funzioni, tutti devono guadagnarci qualcosa. Ma va tenuto ben presente che è davvero impossibile che tutti gli attori ci guadagnino nella stessa misura. Così come va tenuto ben presente che non si ottengono risultati senza costi. In parole povere: in quanto attore che sceglie di collaborare in un sistema, ho il diritto di aspettarmi di guadagnarci qualcosa, ma non devo illudermi che tutti guadagneremo nella stessa misura (ci sarà chi guadagnerà di più e chi di meno) e nemmeno pensare che avrò risultati semplicemente standomene lì, delegando tutto, senza costi, senza investire (risorse materiali e immateriali, cioè soldi come ore di lavoro, competenze… ). Al tempo stesso ho tutti i diritti di aspettarmi che i costi siano proporzionali ai benefici che mi aspetto e percepisco di ricevere (e se sono quello che ci guadagna di più sarò anche quello che investe di più…).

La collaborazione può avere molte forme (associazione, consorzio…), ma…

Cosa determina il successo di una collaborazione pubblico-privata?

Alcuni fattori:

  • la partnership deve avere una struttura equilibrata, che rappresenta tutti i partner, con ruoli e responsabilità ben definiti per ciascuno, la cui efficacia va periodicamente misurata;
  • la leadership dev’essere accettata, condivisa tra il settore pubblico e privato, e deve avere degli obiettivi che siano definiti e partecipati, con aspettative realistiche e una visione chiara dei benefici ottenibili per ciascuno dei partner;
  • ciascun partner deve avere un approccio flessibile e la voglia di comprendere le necessità di tutti, oltre che di contribuire alla condivisione delle risorse;
  • occorrono identificazione e impegno di lungo periodo relativamente alla visione strategica, che dev’essere declinata in programmi condivisi (formalizzati e sottoscritti), con obiettivi a breve termine (ad esempio dopo un anno) e risultati dimostrabili e misurabili;
  • vanno adottati strumenti adatti a dissuadere da comportamenti che si discostano dagli impegni sottoscritti (ad esempio chi fa solo il suo gioco);
  • serve un efficace scambio comunicativo fra i partner e con gli altri stakeholders, che permetta di superare l’asimmetria informativa così spesso e giustamente lamentata.

Ancora due punti da tenere presenti:

  • una strategia di sistema non annulla la strategia dei singoli. Oltretutto, se un singolo da solo non funziona per nulla, sarà difficile che funzioni solo perché sceglie di collaborare, ma se è debole e vuole crescere può imparare molto stando in un sistema…;
  • La gestione sistemica è qualcosa di dinamico, un processo in continuo progresso ed evoluzione, di confronto e di verifica continui, di apprendimento (e quindi si verifica, si sbaglia, si ripensa, si corregge, si rimodula, si cresce!).

A questo punto la complessità dovrebbe essere chiara, ma…

Quali sono i fattori critici?

I fattori critici non sono pochi e ogni fase del processo della messa in piedi e del funzionamento di una gestione sistemica ha i suoi… Alcuni li abbiamo già intravisti (perché se ben gestiti diventano fattori di successo).

Ad esempio, in una fase iniziale, occorre chiedersi quali siano le motivazioni alla cooperazione e il grado di coinvolgimento di ciascun attore, se esistano già o meno sul territorio forme di aggregazione o cooperazione, se esistano già dei leader, del settore pubblico o privato.

Successivamente verranno avanti questioni come la definizione delle quote, delle forme di finanziamento e partecipazione, della composizione degli organi sociali, delle funzioni di controllo, della distribuzione dei ruoli e delle attività e della redistribuzione dei benefici, del sanzionamento dei comportamenti difformi dei partner.

Bisognerà anche farsi domande a proposito di quali siano le risorse umane necessarie e disponibili, come si condurrà un processo di progettualità dal basso, come assicurarsi l’efficacia degli interventi e l’efficienza  del funzionamento, cosa sia davvero fattibile (al di là di cosa è meglio in assoluto)…

Complicato, vero? Con tante trappole da schivare lungo il percorso. Ad esempio, oltre a quelle già viste, anche la pretesa di cercare l’unanimità o il volere fare tutto.

Però i vantaggi ci sono, eccome. Ne parlerò ancora in un altro post, così come approfondirò prossimamente anche i temi relativi alla regia del sistema…

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